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Dalla penna al cuore: Patrizio Andrisano

Buon pomeriggio amici, con l’occasione dell’evento di presentazione della splendida raccolta di poesie di Patrizio Andrisano (vedi recensione qui) che si terrà come da immagine il 13 Ottobre alle ore 18:30 presso la Mondadori (Bologna) dove ovviamente siete tutti invitati, vorrei presentarvi la seconda puntata della rubrica “Dalla penna al cuore” con una speciale intervista al poeta.

 

 

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Quando nasce la tua passione per la scrittura e, da quanto tempo scrivi?
Non sono quel tipo di scrittore, il quale associa l’esercizio creativo ad un sentimento positivo, ad un momento estatico. Le mie passioni in senso stretto sono altre, in primis la chitarra dalla quale in passato ricevetti i miei primi acconsentimenti; diversamente, non solo la scrittura, ma anche la letteratura – e non mi riferisco a tutto ciò che viene stampato, rilegato e venduto come tale – fanno parte della mia esistenza come parte di un’inclinazione naturale, e non banalmente verso la bellezza, ma verso un’angoscia carnefice che noi umanisti (coloro che la letteratura la masticano giornalmente) detestiamo, in buona parte, pur non potendone fare a meno.
Ho iniziato a scrivere, in senso artistico certo, non ricordo precisamente quando; però ricordo la prima terzina degna di nota scritta cinque anni fa, recitava: strascicato è il passo/ di chi supino s’interroga/ d’ogni fatto lasso/ […]. Molto classicheggiante.

Da cosa/dove trai ispirazione per i tuoi libri?
Non traggo ispirazione da una cosa, una donna o luogo facenti parte del mondo esterno, bensì dai loro doppi introiettati e dalle loro proiezioni. In sostanza, è come se portassi con me dei fantasmi, o spettri, quelli che rappresentano cose e persone reali; tuttavia, fra questi e le loro controparti v’è una certa discrepanza: l’uomo tende a “vivificare” il proprio mondo interno, vedendo appassire, inesorabilmente, quello esterno, – cosa che cagiona non poca angoscia. La poesia, la scrittura, l’arte in senso largo esistono per riequilibrare questi doppi. La mia non è ispirazione ma un’impellenza, quella di opporsi allo scorrere del tempo e donare a quei fantasmi un luogo privilegiato in cui
continuare ad esistere.

Cosa hai provato a vedere il tuo libro pubblicato?
Il vuoto totale, un senso di smarrimento. Sarebbe ipocrita affermare che la notizia non mi abbia entusiasmato, ma non esistono sentimenti positivi lasciati correre in solitaria per la nostra mente – anche perché potrebbero fare molti danni. Come disse un mio professore, «v’è una sorta di… mancanza di mancanza». Ti laurei e ti senti smarrito, finisci gli esami e ti senti smarrito, scrivi per una vita, pubblichi il tuo primo libro e… strano a dirsi, non provi nulla.

Quale scrittore potresti considerare il tuo mentore?
Facciamo uno per la poesia e uno per la prosa? è sempre lo stesso, ma non pronuncerò il suo nome qui; mi dispiace, ma tutta la sua poetica verteva proprio sulla critica dei non luoghi come questo, e credo che i social vadano ben oltre il non luogo, per approdare, non solo all’omologazione pura, di lingua e acultura, ma anche ad un’esistenza anestetizzata.

Quale emozione è più intensa nelle tue poesie?
Sicuramente una sorta di spleen, a volte però è più concettuale, più profondo come un taedium vitae leopardiano. Non so se è da considerarsi questa un’emozione ma sicuramente è la cosa più palpabile. A volte è argomentata (specialmente nella sezione Dissociazione, Amore e Morte), altre volte è velata, trasversale come se i componimenti fossero avvolti da un Lucore diffuso e
malinconico, una caligine che tutto assomma come in un quadro di Giovanni Bellini di Tiziano o Palma Il Giovane.

Ci parli del punto forte del tuo libro?
No, non voglio essere autoreferenziale, certo, come ogni buon autore saprei rispondere alla domanda opposta. Nonostante ciò comprendo chi apprezza nel mio libro la retorica, lo stile e i luoghi letterari cari alla tradizione poetica italiana, chi avverte il tentativo di condensare da una parte, di destrutturare dall’altra sempre nel tentativo di sperimentare nuove forme. Poi vorrei si avvertisse che il linguaggio è studiato, il lessico lo è, le apposizioni, gli argomenti, le antitesi e la
punteggiatura. Di fatto, fare qualcosa che suoni alle orecchie del lettore come “nuovo” richiede molto labor limae – diversamente da quel che ci viene propinato la poesia non è un’accozzaglia di cose senza senso, non svilente esercizio di scrittura enumerativa né la semplicità senza compromesso che svuota il genere del suo primato semantico.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Attualmente studio Italianistica presso l’università di Bologna, dunque porterò a termine questo percorso di studi in modo finalizzato all’arricchimento delle mie capacità esegetiche, con uno sguardo particolare alle letterature comparate e alla psicoanalisi applicata al comportamento artistico – che è poi il mio ambito di ricerca.

Hai già idee letterarie in mente?
Diciamo che potrei pescare dal pc, dagli scartafacci e dai taccuini molto molto materiale anelante che urla dagli angoli più remoti della mia stanza; tutto materiale che vorrebbe il riconoscimento di un qualche tipo di dignità ma che dovrà aspettare, adesso ha la precedenza una seconda raccolta di poesie ricca di novità stilistiche e tematiche. Inoltre mi piacerebbe – ma questa è più una
suggestione – scrivere una raccolta di poemetti in terza rima.

Voglio ringraziare Patrizio per la splendida ed interessantissima intervista che ha concesso al nostro blog, un ringraziamento speciale anche ad Eliana che ha curato alla perfezione la grafica della locandina ed è anche la creatrice del logo di questo blog.

Vi faccio un grande in bocca al lupo e rinnovo a tutti voi lettori l’invito alla presentazione presso la Mondadori il giorno 13 Ottobre.

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